lunedì, 24 novembre 2008
Forse non è solo un problema di riconoscimento del talento o del merito, ma di chi si autorizza a riconoscerlo e di quali siano i criteri utili al riconoscimento del talento, o "merito". C'è oggi la tendenza a considerare talentuosi e meritevoli i supporter della cultura industriale, e dunque gli aderenti a valori molto particolari, dove la competizione è un valore e la solidarietà no; dove "far male" significa fare una cosa bene (vedi post sui telecronisti di Calcio).
Scriveva McQuail a proposito della "qualità", questione non molto diversa da talento e merito, che nel chiedere la valutazione della qualità occorre essere consapevoli che saranno i valori del potere a definirla.
In Italia si rischierebbe che il talento venisse misurato con i valori del Premier, sarebbe probabile che nessuno dei suoi critici verrebbe considerato un uomo o una donna di qualità. E più in generale che nessun critico del sistema industriale; delle centrali nucleari mentre tutti corrono verso altre fonti di energia; delle reti Mediaset; dei Centri media; del falso ideologico; del falso in bilancio; etc. verrebbe segnalato con il bollino blu della qualità.
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categoria:comunicazione, filosofia politica, filosofia dei media
sabato, 22 novembre 2008

Sempre ad Annozero un altro soggetto parlava del merito, un po' a vanvera come stan facendo quasi tutti quando parlano di Merito. La questione infatti non si pone suilla validità del premiare il merito ed i meritevoli, ma su chi decide i criteri e chi li applica. Al Poli, per esempio. gli ingegneri hanno proposto una formula da applicare a ciascun docente: CFUxnumero studenti/0,45/1000, ecco il "merito" e la produttività; così la qualità, uno dei veri meriti di un docente se ne va a quel Paese. Pare che la formula magica non sia passata in Senato accademico.

Ad maiora

sabato, 22 novembre 2008

Ancora l'altro giorno ad Annozero c'era Schlesinger Piero che sosteneva cose sensatissime sull'Università. Parlava a proposito della gerontocrazia e del nepotismo, si era dato il compito di mostrare come questi non fossero problemi caratteristici dell'Università ma della società italiana, ad iniziare dalla politica e dimostrava facilmente il suo assunto con citazioni ed esempi. Quand'ecco che all'improvviso afferma anche lui come tanti che dobbiamo guardare all'america. Ma perché dovremmo guardare ad una società così distruttiva, incapace di badare a se stessa e ai suoi cittadini? Per puro masochismo e provincialismo, immagino.
Spero abbiate visto Sicko di Moore, è spaventoso, e non può che essere così arcaico un sistema economico-sociale basato sull'esclusivo interesse delle industrie e dei servizi privati.
Per fortuna siamo in Europa, per fortuna in Francia hanno appena deciso di rinazionalizzare l'acqua; per fortuna anche in Italia dei sindaci si stanno battendo perché l'acqua sia o torni in mano alla res publica. Ci stanno togliendo anche l'acqua, in mano della privatizzazione che fa fallire il mondo!

Mi spiegò una volta Piero Ottone, esperto velista, che se sei in testa alla regata per vincere basta che ripeti quello che fa il secondo; ma se sei secondo sei un pirla se fai quello che fa il primo, perché rimmarrai sempre dietro. Non vi è dunque alcun motivo al mondo per ripetere il modello americano qui da Noi.

Ad maiora

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categoria:comunicazione, universitĂ , filosofia politica, filosofia economica
venerdì, 21 novembre 2008

Saranno contenti i Folli. E' avvenuto quanto previsto, più o meno, qualche post fa, ovvero che il Presidente della Commissione parlamentare bicamerale per l'indirizzo e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, nota come Vigilanza RAI, è stato nominato dalla maggioranza e scelto tra i membri dell'opposizione presenti in Commissione. Vi sembra il modo di onorare il patto istituzionale che vuole il Presidente essere scelto dall'opposizione? Non credo proprio. Sarebbe stato allora meglio che fosse l'opposizione a scegliere il Presidente tra i membri della maggioranza, caos per caos...

La questione che il caso sottopone alla nostra attenzione è: quanti sono gli eletti e i sostenitori più spettacolari del Partito Democratico che rispondono, o facilmente risponderebbero, ai desiderata della maggioranza? Oltre Villari ve ne saranno decine, immagino. alcuni, tipo Rossi Nicola, Polito nonmiricordo ilnome, CaldarolaIdem, il già sen. Idv DiGregorio, tanti sono culturalmente affini più alla destra che alla sinistra, ed anche esplicitamente.
Si tratta quindi di una questione di selezione del personale. Chi sceglie chi? Chi presentò in lista nel centro-sinistra il già senatore Debenedetti Franco, per esempio? Lo immagino ancora al comando, teso a selezionare classe dirigente del Partito. Chi accredita Ichino, Zingales, Boeri Tito (illuminante il suo libro a favore della mobilità nel lavoro, una autentica posizione di sinistra, come quella sulla difesa dell'oligoplio televisivo) ed altri maggiori, come appartenenti alla "sinistra"?
E' la destra che ha la capacità di accreditare i suoi amici come "sinistra" per poi poter affermare: "visto: lo dice pure uno dei Vostri!" Sono i Media? E' tutto un insieme di cose, una lunga catena di affetti che lega anche gli uomini e le donne della sinistra stessa?
Ma dunque da chi è governata la sinistra oggi? Da un manipolo di liberisti, affiancati da antichi democristiani?
Ricordo che quando ai convegni veniva citato Craxi Bettino  in qualità di socialista, vi era un tipo macho che affermava: "Oui, je suis Catherine Deneuve".

Intendo dire che è meglio non accettare acriticamente le parole e le definizioni che un potere dà di sé stesso. Il più delle volte sono false, spesso ipocrite.
Immagino che la sinistra vada ridefinita, la sparizione dal Parlamento di Bertinotti Fausto e del suo partito, uno dei rari meriti di Porta a porta, offre spazio e tempo. Ma chi ridefinisce la sinistra? Perché se lo fanno gli ex diccì e/o i liberisti ciechi, meglio recarsi in un ghiacciaio e stare fermi.

Ad maiora

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categoria:televisione, filosofia politica, filosofia dei media
venerdì, 10 ottobre 2008

Mentre inorridivo per la presenza e le parole del commentatore di regime nella Rassegna stampa di Radio Parlamento ecco che una delle lettrici/giornaliste cita un articolo con intervento del sociologo Bauman che sostiene che aveva ragione  Rosa Luxemburg. Bene, ma chi legge l'articolo dice: Rosa Laxemburg, la pronuncia come fosse inglese o americana trasformando la "u" in una "a". Immagino le sia venutoi automatico, che e' ancora peggio; un segno di come non venga neppure preso in considerazione o immaginato che esistano importanti persone straniere che non siano made in Usa. Mi è capitato troppo spesso, ad esempio, sentire pronunciare Walter Benjamin  "Uolter Bengiamin" anche lui trascinato nel made in Usa.

Ad maiora

Ecco un brano dell'intervento di Bauman su La Repubblica:

L´odierna stretta creditizia non è risultato del fallimento delle banche. Al contrario, è il frutto del tutto prevedibile, anche se nel complesso inatteso, del loro straordinario successo: successo nel trasformare una enorme maggioranza di uomini e donne, vecchi e giovani, in una genìa di debitori. Perenni debitori, perché si è fatto sì che lo status di debitore si auto-perpetui e si continuino a offrire nuovi debiti come unico modo realistico per salvarsi da quelli già contratti. Entrare in questa condizione, ultimamente, è diventato facile quanto mai prima nella storia dell´uomo: uscirne non è mai stato così difficile. Tutti coloro che erano nelle condizioni di ricevere un prestito, e milioni di altri che non potevano e non dovevano essere allettati a chiederlo, sono già stati ammaliati e sedotti a indebitarsi. E proprio come la scomparsa di chi va a piedi nudi è un guaio per l´industria calzaturiera, così la scomparsa delle persone senza debiti è un disastro per l´industria dei prestiti. Quanto predetto da Rosa Luxemburg si è nuovamente avverato: comportandosi come un serpente che si mangia la coda il capitalismo è nuovamente arrivato pericolosamente vicino al suicidio involontario, riuscendo ad esaurire la scorta di nuove terre vergini da sfruttare

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categoria:sociologia, comunicazione, rai , filosofia politica
sabato, 23 agosto 2008

Dev'essere dura fare il direttore.
Non ho animo adesso di andare a cercare sulla pila dei giornali della settimana quello con l'intervento di tale Fagioli a proposito di Europa che DEVE restare legata agli Usa e non cadere nei tranelli dei propri interessi energetici e corteggiare la Russia. Sembra l'intervento di uno che arriva nel mezzo di un congresso di cardiologi a dire che il cuore è sulla pancia. Perché. Perch lo sostiene? Perché trova da pubblicare? La libertà di stampa dà alla testa.

Cmq se invece di legarci a "chicche e sia",  provissimo noi europei non al soldo Usa, a non legarci ed iniziassimo una politica dei fatti nostri. Ritengo che sia questo quel che è avvenuto all'inizio della vicenda Georgia-Ossezia-Usa-Russia. Anche Sergio Romano sul Corriere precisava le cose in modo lucido, poi ci si è spostati, ma forse solo per chiuderla lì. La filosofia politica dell'Europa non va a fagiolo agli Usa, se ne facciano una ragione, non va a Mosca, ci provino anche loro a farsene una ragione. I cinesi con tutte le medaglie vinte alle Olimpiadi chiedono solidarietà per il Tibet, o contro il Tibet?. Che importa. A proposito mi sa che in Tibet non c'è petrolio altrimenti gli Usa lo avrebbe già "liberato".

Ci faranno la guerra, per questo? Scateneranno il terrorismo internazionale? Probabile, ci sono così abituati.

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categoria:filosofia politica
sabato, 23 agosto 2008

Sabato e domenica di questi tempi lavoro, ma meno degli altri giorni. Di solito mi porto a casa una settimana di giornali e cerco di leggerli; al sole se possibile, oggi è stato possibile. Mentre leggevo è arrivata la mia signora e mi ha letto il pezzo di Bocca dell'ultimo Espresso (n. 34, anno LIV, 28 agosto 2008, pag.9), quello con in copertina Veronesi, che ormai ha un volto diabolico.
Il pezzo di Bocca è titolato: "La congrega dei potenti", vale la pena di leggerlo. Sul sito non l'ho trovato. Peccato.

Mentre che ci siete leggete anche queto http://valentini.blogautore.espresso.repubblica.it/?ref=hpblog

è il blog di Chiara Valentini. Non occorre nemmeno essere molto potenti, basta meno, un po' di ipocrisia di paese, un prete confuso, legami, il culto dell'osceno, una cultura oscena.

Buona lettura e

Ad maiora, sperem

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categoria:filosofia politica
venerdì, 22 agosto 2008

Le "voci" di nazionalizzazione per Freeddie Mac e Fannie Mae (cosidetti giganti americani dei mutui), mettono in evidenza il fallimento dell'ideologia liberista. Non è la prima volta che questo fallimento si mostra, circa un mese fa un altro "gigante dei mutui" venne salvato con i soldi pubblici dall'intervento diretto dello Stato nordamericano.
Non credo che neppure i fanatici del liberismo, come certi economisti italiani adottati dagli Usa, pensino che non sia così. Ma non lo dicono, o meglio non lo scrivono sui giornali dove da tempo impongono il loro punto di vista ideologico.
Certo sarebbe carino che chiedessero scusa ai lettori dell'Espresso, del Sole, delle riviste d'economia, ma non credo lo faranno...
Nel tempo molti economisti per bene hanno messo nero su bianco i meccanismi di funzionamento dell'economia nordamericana, e certamente ve ne sono ache adesso di economisti per bene, che scrivono quel che vedono, insomma le cose come stanno, non filtrate da ideologia, ma evidentemente non è a loro che i media intendono affidare commenti ed editoriali negazionisti e giustificazionisti.

Le conseguenze del fallimento dell'ideologia liberista e delle pratiche economiche che ne conseguono rischia di essere tremendo. L'attuale crisi è solo una piccola avvisaglia di quanto rischia di avvenire. Se il fallimento non venisse, e presto, coraggiosamente dichiarato, aprendo la via istituzionale alla ricerca di alternative alla follia liberista come declinata oggi, si andrebbe incontro a crisi economiche, ma soprattutto politiche e sociali (che degli imbecilli creduloni perdano in Borsa non è rilevante, ma se da questo discende la riapertura di guerre, calde e con tanti morti e fredde per creare consenso su un'ideologia fallimentare, tutto cambia).

Cara vincitrice di medaglie olimpiche nella scherma, Vezzali Valentina credo sia il tuo nome, non è stata la Russia la prima ad attaccare la Georgia, ma la Georgia ad attaccare i "ribelli" della regione che chiede l'indipendenza; un po' come avviene in Tibet. In questo caso la Georgia è come la Cina, e dunque tu, che dichiari tristezza per il Tibet, dovresti stare dalla parte dei ribelli che chiedono l'indipendenza e non della Georgia-Cina. Ma forse non leggi molto i giornali o hai indossato un paraocchi, politico, che ti fa vedere una parte per il tutto. Ti auguro letture migliori ed un pensiero critico maturo, per non fare altre figuracce con le persone per bene.

Ad maiora

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categoria:filosofia politica